Dal PC al Cloud. L'evoluzione dei concetti dell'informatica

Nel lontano 1981 l'IBM annunciava la nascita del Personal Computer. Da allora ogni utente si è adoperato per accentrare nel proprio apparecchio tutto ciò che fino allora era sparso sulla scrivania, negli armadi e nei cassetti.; da quel momento il PC è diventato il luogo preposto a raccogliere ed ordinare il proprio lavoro ed i propri hobby (Posta, Documenti, agenda, foto, musica etc.).

Ogni utente ha quindi iniziato ad utilizzare almeno due PC: quello di lavoro e quello di casa che, sebbene con funzioni diverse e raccolta dati tra di loro differenti, prevedevano un sistema di archiviazione dei dati “chiuso” poiché fruibile solo dal dispositivo su cui venivano salvati.

Nel corso degli anni si è poi assistito ad un proliferare crescente di dispositivi (smartphone, tablet, etc.), spesso aventi funzioni simili, che ha generato l’esigenza di  avere un unico archivio di riferimento a cui ogni dispositivo potesse attingere e gestire dati.  Questo ha fatto sì che le case produttrici degli apparecchi lanciassero sul mercato il proprio prodotto in funzione della sincronizzazione e dell’interscambio delle informazioni con gli altri apparecchi.

Se prima l’utente finale decideva di acquistare un PC  in base unicamente alla sua capacità di archiviazione, secondo il concetto che “più grande è l’HDD, più dati sarà in grado di memorizzare”, oggi la scelta d’acquisto è guidata dall’interoperabilità del dispositivo con l’intero sistema e la relativa fruibilità dei servizi, dove il cloud si presenta come il trait d’union tra l’apparecchio ed il servizio. Tanto più che, quando si acquista un telefono come ad esempio Apple (Iphone o Ipad) viene fornito automaticamente uno spazio nella famosa nuvola: 5 GB di spazio di archiviazione gratuito per Mail, Documenti e Backup di iCloud. Quantità che è possibile aumentare acquistando spazio di archiviazione. Tutta questa mole di dati è memorizzata in grandi data center che consentono all'utilizzatore di poter disporre delle risorse (storage, applicativi, programmi, servizi) di cui necessita, con la formula del pagamento a consumo.




Nel Marzo del 2009 è stato pubblicato, attraverso la collaborazione di molteplici organizzazioni quali IBM, AMD, VMWare, Cisco, EMP, SAP, Sun, Novell e altre ancora, l'Open Cloud Manifesto. Esso si propone di tracciare i principi di base del Cloud Computing. Ma cosa è il Cloud? La figura sottostante mostra a livello basilare il concetto.
Il cloud computing, o nuvola informatica, rappresenta la parte hardware nella quale sono presenti i dati (file e programmi) che vengono condivisi attraverso vari strumenti. I vantaggi sono i seguenti:
  • Economicità. Non bisogna sostenere ingenti spese per acquistare hardware, che con il passare del tempo diventa comunque obsoleto e necessita di essere sostituito;
  • Facilità di accesso ai dati. Trattandosi di dati remotizzati, è necessario avere un browser per potervi accedere attraverso qualsiasi dispositivo fisso o mobile ed una connessione internet;
  • Sicurezza. Backup dei dati in data center che dispongono di server ridondati e quindi maggiormente affidabili;
Secondo queste premesse, il Cloud sembrerebbe essere vantaggioso, almeno per il singolo. Diverso il discorso per le aziende, la cui esigenza ed evoluzione ha seguito lo stesso iter: eliminazione del concetto di PC e sostituzione con postazioni intercambiabili facenti capo allo stesso archivio dati.

Questo però pone al centro della riflessione due concetti fondamentali: la struttura e la mentalità aziendale. Per trasferire tutti i dati nella “nuvola” c’è bisogno di avere una struttura interna ben organizzata e valida, filosofia che noi come Altectrade improntiamo ai nostri clienti. Inoltre, non avendo l’hardware in casa propria, le aziende sono spesso diffidenti su dove questi dati andranno salvati e se verranno protetti nel modo giusto affinché non siano accessibili da altri.
Infine, potrebbe risultare necessario per le aziende dotarsi di una doppia connessione internet che, nel caso di mancanza di quella principale effettui uno switch su quella di backup per non bloccare il lavoro o perdere dati.  Altro esempio, se si dispone di una connessione Internet che durante la giornata è saltuaria, come si può pensare di poter accedere ai dati sulla nuvola?

Allo stato dell'arte attuale sembrerebbe che l'Italia voglia investire nelle infrastrutture broadband essenziali per il cloud entro tempi brevi. Le leggi per regolamentare il cloud sono all'attenzione del Governo e si assiste a un vasto dibattito pubblico su tale tecnologia e sul suo impiego.

La logica conclusione qual è? Sia in campo professionale che personale, la necessità di far convergere i dati in archivi centralizzati predispone inevitabilmente alla soluzione Cloud, ma per poter beneficiare di tale tecnologia, tutto deve passare attraverso un cambiamento culturale e strutturale, quale condicio sine qua non perché il sistema funzioni.


Dott. Ing. Gabriele Lucci
Altectrade Srl

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