Hardware Open-Source: "the Next Big Thing” del prossimo decennio


Facebook, Google, Amazon e altre aziende importanti del mondo IT sono pronte a smuovere il mondo dell'industria hardware nello stesso modo in cui Linux lo ha fatto nel software.

Fino ad ora solo questi giganti hanno potuto personalizzare i server e i sistemi di storage o networking secondo le proprie necessità. Il resto del mondo, per costruire la propria infrastruttura IT, è stata costretta ad affidarsi ai soliti produttori di hardware come Hewlett-Packard, IBM, Dell o Cisco.

Ma ora un'iniziativa Open-Source chiamata "Open Compute Project" - OCP, nata da un piccolo team di ingegneri Facebook, sta cercando di stravolgere il processo di produzione dell'hardware attraverso due percorsi simultanei.
Primo: condividere il design dell'hardware, dando la possibilità a molte più aziende di sfruttare le conoscenze di questi grandi costruttori per fornire hardware di qualità.
Secondo: condividere le specifiche hardware per permettere alle organizzazioni IT di combinare componenti di diversi fornitori e facilitare l'ingresso in campo di nuovi costruttori.
Come risultato, l’hardware Open-Source può contribuire ad abbattere i costi di ricerca sviluppo e velocizzare i processi di innovazione delle imprese. Oltre a creare una nuova competizione tra i produttori stessi, introducendo quindi un considerevole abbassamento dei prezzi finali a favore degli acquirenti.

I software Open-Source come Linux, Apache, PHP, Android hanno riscritto le regole dell'industria del software. Attraverso il codice sorgente libero, qualsiasi azienda può prendere una distribuzione Linux e modificarla ed implementarla, secondo le proprie necessità. Questo metodo non ha soppiantato l'ecosistema dei software proprietari, ma ha permesso di creare competizione. E così Apache è divenuto il server web più utilizzato al mondo, e Android, dopo soli 6 anni dal rilascio da parte di Google, è il sistema operativo per smart-phone leader del mercato.

E’ da sottolineare che al momento i valori economici dell'hardware Open-Source sono differenti da quelli del software Open-Source. Un giovane programmatore può scaricare i sorgenti di un programma software, effettuare modifiche considerevoli  sul codice, o riscriverlo totalmente, tutto  a costo zero. Un progettista hardware non può effettuare lo stesso percorso in modo così semplice ed economico; può prendere un disegno hardware dall'OCP e chiedere ad un costruttore di produrre componenti differenti, ma questo comporterebbe modifiche all'intera linea di produzione a costi elevatissimi. Inoltre, senza un brevetto, sarebbe quasi impossibile ottenere profitti dalla vendita diretta.

Al momento meno di dieci aziende al mondo costruiscono prodotti certificati OCP. Quindi non vi è certezza che l’hardware Open-Source segua lo stesso percorso di quello software, ma all’aumentare della richiesta da parte delle aziende, potrebbero essere sviluppati nuovi modelli di business.
Inoltre, progetti hardware aperti più semplici come Arduino (tra l’altro tutto italiano), Raspberry PI e le stampanti 3D stanno confermando che questa strada è ampiamente percorribile, visto il grande interesse suscitato tra gli appassionati e hobbisti di tutto il mondo.

L’Open Compute Project è nato due anni fa intorno allo sviluppo di schede madri personalizzate per i server presenti nei data center di Facebook. Suscitando l’interesse di altre grandi aziende del campo IT, si  è esteso nel design di componenti hardware quali server, switch di rete, storage, armadi rack e  ups. Grazie a questo grande progetto condiviso, Facebook è riuscito ad ottenere datacenter più efficienti del 38% dal punto di vista energetico e 24% più economici rispetto alle precedenti soluzioni proprietarie.

Francesco Romano
Altectrade Srl


Il nuovo datacenter Facebook a Luleå in Svezia  composto interamente da componenti hardware Open-Source

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